Dai rifiuti organici all’energia rinnovabile, fino al ritorno alla terra sotto forma di fertilità: a Cavaglià la transizione ecologica prende forma in un impianto che chiude il ciclo della materia e restituisce valore al territorio. Qui l’organico raccolto nelle case, nelle mense e nel verde urbano diventa una risorsa capace di produrre energia pulita e nutrimento per i terreni.
L’impianto è autorizzato a trattare complessivamente 66.000 tonnellate annue di rifiuti organici. La quota principale, circa 50.000 tonnellate, è costituita dalla frazione organica della raccolta differenziata (FORSU), mentre la parte restante proviene da sfalci e potature del verde urbano e privato. Una materia eterogenea che, attraverso processi integrati e controllati, viene valorizzata secondo i principi dell’economia circolare.
Il cuore tecnologico dell’impianto è rappresentato da due digestori anaerobici, nei quali la FORSU viene trasformata in biogas. Successivamente, il gas viene raffinato fino a ottenere biometano, un combustibile rinnovabile con caratteristiche analoghe a quelle del gas naturale. La produzione annua raggiunge oltre 4,5 milioni di metri cubi di biometano, che vengono immessi direttamente nella rete nazionale di trasporto del gas. Un quantitativo sufficiente a coprire il fabbisogno energetico di circa 3.500 famiglie all’anno, contribuendo in modo concreto alla riduzione dell’uso di combustibili fossili e alle politiche di decarbonizzazione.
Dal processo di digestione resta il digestato, la componente solida che, miscelata con sfalci e potature, entra nella fase di compostaggio aerobico. Il risultato è un compost di qualità. Ogni anno si produce circa 12.000 tonnellate di materiale destinato in larga parte alle aziende agricole del territorio circostante. Questo ammendante compostato misto migliora la struttura del suolo, ne aumenta la fertilità e favorisce un rilascio graduale dei nutrienti, riducendo il ricorso a fertilizzanti chimici di sintesi.
I benefici ambientali dell’impianto sono evidenti. La produzione di biometano contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO₂, con un risparmio emissivo rispetto all’estrazione di metano di origine fossile superiore al 65%. Il compost inoltre, restituisce sostanza organica ai terreni, migliorandone la capacità di trattenere acqua e nutrienti. L’intero processo rappresenta un esempio concreto di economia circolare applicata su scala territoriale, in cui i rifiuti organici urbani diventano energia e risorsa agricola, senza uscire dal contesto locale.
Occupazione e coesione sociale
Accanto ai benefici ambientali, l’impianto di Cavaglià presenta anche importanti ricadute sociali. Presso il sito è attivo un progetto strutturato di inclusione lavorativa, realizzato in collaborazione con una Cooperativa Sociale operante all’interno dell’impianto, che si inserisce in una più ampia strategia di responsabilità sociale d’impresa. L’obiettivo è favorire un’integrazione lavorativa stabile, valorizzando le competenze individuali e promuovendo contesti di lavoro inclusivi. Grazie a queste iniziative, negli impianti piemontesi della società sono state inserite 12 persone appartenenti alle categorie protette, tutte assunte con contratto a tempo indeterminato, confermando come la transizione ecologica possa generare benefici non solo ambientali ed economici, ma anche sociali.
Il legame con il mondo agricolo è diretto e quotidiano. Il compost viene ritirato dagli stessi mezzi agricoli che provvedono allo spandimento nei campi, creando una filiera corta e trasparente. Gli agricoltori possono contare su un ammendante locale, certificato, riducendo la dipendenza da fertilizzanti chimici e migliorando la sostenibilità delle pratiche colturali. Si genera così un circuito virtuoso che unisce gestione dei rifiuti urbani, produzione energetica e agricoltura, dimostrando come la transizione ecologica possa tradursi in benefici concreti per l’ambiente, l’economia e le comunità locali.
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